Recensioni
“Ragazza di vento” di Gabriella Santini
di Luigi Alviggi
Una vicenda che sfonda nel fantastico, che si colora di un’ampia gamma di genuine emozioni, che narra di una realtà apparentata al sogno, raccontata dalla Santini con grande partecipazione, immedesimandosi nei panni della protagonista Aimée Ambrosi, travagliata dall’agitata realtà d’ogni giorno e sollecitata da un amico davvero unico in decolli irreali di aiuto smisurato nei momenti più difficili: Soffio.

Soffio è il narratore, un mistero: vento?, uccello?, insetto?, respiro vitale?, non si sa. Preferisce restare ambiguo, si diverte di più e può meglio aiutare gli amici sfortunati.

Quello certo è che la sua amica, Aimée, è una ragazza quindicenne di vento, di cristallo, di forma cangiante, con seri problemi di cibo e ancor più seri problemi familiari, e la migliore amica Moira, detta Moi, è il suo opposto, parolaia, zeppa di piercing e monili tintinnanti a ogni passo, sicché potrebbe facilmente assumere la veste di capobranco del gruppo.

La prima parla poco, ma la seconda è convinta sia piena di segreti. “Le bugie sono architetture faticose da sorreggere: non basterebbe un ciclope”.

Per evitare problemi Aimée preferisce tacere. Amiche perfette per loro sono le “bici rugginose”, lasciate alle intemperie mostrano i segni dell’età ma sono sempre pronte ad andare dove le guida l’umore del momento delle padroncine.

E le case rispecchiano le abitanti: quella di Moira è sempre piena di cose e persone, quella di Aimée è spoglia e triste, è una non-casa ma racchiude un grande segreto.

In un libro di questo genere Alice non poteva mancare, sì proprio lei, quella del paese delle meraviglie che funziona da richiamo e paragone raddrizzando le inevitabili storture che mai difettano nella vita delle fanciulle, come di tutti.

In un composito romanzo di formazione come questo gli aspetti sovrannaturali finiscono sempre col funzionare da sfondo.

Trovandoci nel mondo dell’adolescenza, i bulli non possono mancare. Sciocchezza! I bulli sono dappertutto, e ci accompagnano vita natural durante, solo cambiando di poco la veste mentre inalterato negli anni resta l’eterno ghigno.

Vi presento quelli che ingombrano l’orizzonte descritto: Lucilla, detta Lulla, altaseccanera, trucco dark che chiama Aimée “Scheletro Ambrosi”, e poi Rosso, Schiuma e Alcolico.

Loro vittime preferite sono il quartetto di compagni di classe chiamato dai bulli “lesi”. Oltre le due nominate: Desdemona, detta Desdy, secchiona e prima della classe, Flora detta Frottola, grassa e logorroica, Vitale Conforti detto Vita, basso e balbuziente.

Questi tartassati senza scampo chiamano i prepotenti “bullomerdine”. Lulla chiama Vitale, Sconforto: “bulli che, come sempre, appaiono felici dell’infelicità altrui. Che bulli sarebbero se non fossero così?”. E, alla fine, ci sarà spazio anche in questo campo per una sorpresa del tutto imprevedibile.

Ci vorrà un parapiglia nella classe di seconda superiore, scatenato da un’offesa di Lulla a Vita durante la lezione di Supplì, il supplente di storia e filosofia, per rimescolare le carte e far emergere cose rimaste sotto la superficie.

Nell’ora perigliosa, senza che nessuno se ne avveda, ecco che tutti compiono un imprevisto passo in avanti nel difficile cammino del divenire adulti. E la psicologa, chiamata di conseguenza a scuola, dopo le poche parole del primo incontro, consegna ad Aimée un libro di poesie della Dickinson: “Sospetto che abbiate molto in comune tu ed Emily Dickinson”.

Sa già molto perché è anche la fidanzata di Supplì. Le poesie, accolte con iniziale perplessità, avranno modo di aiutarla a fondo proprio quando meno se lo aspetta.

Quando Aimée torna alla non-casa la mamma non c’è mai. È al lavoro e il suo mezzo di comunicazione preferito è sbrigativo, sono i post-it “mammeschi” incollati in giro. È c’è poco altro: Tento di chiamare mamma ma so che non mi risponderà. Infatti, il suo cellulare suona a vuoto. Questa è la voce di Mamma a cui sono più abituata.

Il padre non l’ha mai avuto, è fuggito quand’era piccolissima e da allora è come se non esistesse più. Ma protezione assoluta è la casa dei nonni paterni, due piani più sopra, e lei gioisce al loro solo pensiero. È il luogo dove può raccogliere monete d’oro, come nel più ricco dei forzieri che si spalanca generoso in momenti imprevedibili.

Casa dei nonni, casa delle meraviglie, casa rifugio, la sua vera casa con gli specialissimi abitanti: Igloo, la gatta sorda portata a spasso al guinzaglio per evitarle pericoli; Nonno, il viso rigato dal tempo, in sedia a rotelle davanti la tv ma sempre perso nei ricordi; Nonna, “la lingua un po’ rotta” effetto di un ictus di sette anni prima, dietro di lui gli carezza i capelli “cinquantuno anni di carezze, ma ciascuna delle mille e mille sembra la prima”.

Sono le piccole cose nei contatti con loro le monete d’oro senza le quali non potrebbe vivere... “l’affetto profuma di cibo buono.

Ma oggi il Nonno lo trova diverso, non dice le solite cose sempre uguali che ormai conosce a memoria e, di fronte alla novità inattesa, le lacrime affiorano spontanee. Vorrebbe fermare il tempo per conservarli come in una foto, “loro sono in me e io in loro, per sempre”.

Il terrore sotterraneo cresce in un attimo, sollevando subito il lembo che malamente lo ricopre, quello di perdere il nonnino amatissimo. Una pesante incognita s’infila odiosa a incastrarsi tra le persistenti pene della protagonista.

In Aimée c’è anche un amoruccio infelice passato, quello con Lorenzo, Lo, il compagno di classe che ora si assenta spesso insieme alla compagna Ludovica, Lu, schiavo del nuovo innamoramento.

A lei invece non è passato e il peso dei giorni insieme contati cento volte, solo 228 ma tanti per una giovanissima, il primo bacio e il mucchio di ricordi, non alleggeriscono la pietra che opprime il petto mentre ripassa di continuo ciascun atto in comune e in testa incombe l’immagine che non ne vuol sapere di sparire: una stupenda Lu che abbraccia un bellissimo Lo...

Poi ci sono i dispettucci di lui di oggi, piccoli ma taglienti, a ferirla ancor più. Pensa Aimée, quando si sente troppo giù: “alla nostra età la vita è montagne russe”. L’amore inestinto impedisce anche di vedere chi potrebbe avere accanto oggi, molto più affidabile:

Amori blandi, indifferenza appassionata e amicizie tiepide sono le password del presente che viviamo.

Linguaggio poetico, farcito di modernità da gergo adolescenziale e avvezzo a voli pindarici di piena fantasia, ma più che piacevole a leggersi per il dono di riaffacciare tutti a molti anni addietro, quando il mondo era tutt’altra cosa e mai avremmo potuto immaginare che cambiasse tanto in seguito da non poterlo più riconoscere.

Dell’adolescenza, di belle visioni fuggevoli, di frasi che evidenziano i sentimenti nascenti al centro dell’essere, il libro è zeppo.

Ci parla di quel magico trasformarsi della normalità più banale in qualcosa d’indefinito, di luccicante, d’indispensabile, solo un dettaglio il suo non essere reale perché bastano gli occhi di dentro per mutare il contesto più squallido nell’anticamera di una reggia abitata da fate generose e benigne.

Le mani si mutano in penne, sulle spalle spuntano ali, i piedi divengono zampe, e si può spiccare il volo garruli verso il cielo, anzi no, incontentabili per via degli anni, verso il favoloso futuro.

Parole e descrizioni narrano limpidi sentimenti che colpiscono, feriscono, addolorano, ma fanno anche gioire i bersagli per piccole cose che balenano come raggi di luce piena a squarciare bui insistenti, un’altalena salutare che risveglia echi nascosti in qualche angolo poco frequentato che viene riscoperto con inattesa tenerezza.

Gabriella Santini, docente di Sociologia della Comunicazione, ha scritto molti libri in diversi settori, tradotti in vari paesi. È anche sceneggiatrice e giornalista.

Dichiara in un’intervista: “La lettura può aiutare ad affrontare l’anoressia”. Aimée è scivolata nel tunnel del cibo assunto in quantità sempre minori, così come il nonno amatissimo è ormai preda dell’Alzheimer, ma il suo forte carattere riesce a salvarla da contingenze ambientali prevaricanti, e sa anche scrollarsi dei pesi al momento giusto.

Il suo apporto diverrà indispensabile in una vicenda complessa che coinvolge l’amico più caro, anch’egli posto di fronte a un evento troppo grande per lui e che lo annienta totalmente, una diagnosi medica che arriva a bloccargli il domani.

Sarà l’intervento dell’amica dettato dall’affetto - ma forse anche da qualcosa di più (amore nascente?) - a salvargli la vita nel momento più penoso della breve vita.

Il fascino del colibrì che, lieve come Soffio, viene a sorbire il nettare dalla verbena in fiore sul terrazzo di Aimée è forse il più prezioso dei segreti che stenta a condividere ma del quale è fin troppo orgogliosa.

Straordinario che un uccellino tropicale sia venuto a rallegrarla da tanto lontano per far nascere nel cuore pensieri d’infinita dolcezza.

Ma anche gli amici qualche volta distruggono le illusioni più care, ed è il caso di Desdy che, secchiona com’è, sa tutto, e manda in pezzi il castello di fantasie costruito sul piccolo animaletto fluttuante e fuggitivo.

La vita obbliga a risvegliarsi a novità affatto gradite e il peso della realtà a volte è troppo greve per annullarne gli effetti rovinosi.

Il colibrì viene a essere l’emblema delle tante cose che crollano al tramonto dell’adolescenza, è ”L’aquilone” pascoliano che precipita senza scampo a terra. Non resta che farne la prima pietra per costruirvi sopra un edificio dalle fondamenta più solide.

È possibile poi che un gruppo venga colpito nel suo punto più debole, e sta agli altri componenti darsi da fare al meglio per salvare, oltre al colpito, tutti se stessi.

E questo è più che mai necessario perché ben altro sconvolgerà la giovane Aimèe posta di fronte a un dolorosissimo punto fermo che farà virare improvvisamente la sua navicella, ancora non pienamente governata, verso la rotta ardita del mare aperto senza protezioni, della vita piena che investe nel momento in cui si può essere meno preparati.

I colpi bassi talvolta non vengono solitari ma si portano appresso rogne anche maggiori:

Il sole non sa mai niente: sono stanca del sole. Vorrei nebbie e nuvole, tempeste e grandine, turbini di vento, per sempre.

… mi viene soltanto da piangere.
Non so bene perché. O forse, sì. È per il peso che hanno i corpi nelle vite di tutti: le forgiano, le modificano, le ingabbiano, a volte le distruggono. Se fossimo svincolati dalle gabbie dei nostri corpi, saremmo così leggeri, e tanto liberi.

Gli attimi sbagliati che decidono di intere esistenze sono la prova che il buio è l’eclissi della luce.


Aimée è un’adolescente ma, nella sua vita così colma di “cose”, può insegnare molto a soggetti ben più in età, che non sempre riescono a migliorare il governo della propria navicella con il progredire dell’esperienza.

Le monete d’oro poi, proprio perché tali, sono rare a trovarsi e con gli anni, vuoi che la vena si vada esaurendo, vuoi che la vista si indebolisca, diventano quasi impossibili a trovarsi, resta dunque sempre più raro - conseguenza aggiuntiva dell’artrite? – potersi chinare a raccattarne una lungo il cammino...
Luigi Alviggi
Gabriella SANTINI: Ragazza di vento
Raffaello Libri, 2018 – pp. 160 - € 9,00


9/6/2018
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